“Quanto mi costa?” è la domanda che decide più ricorsi di qualsiasi valutazione giuridica — e quasi sempre viene decisa al buio, su cifre immaginate, sentite dire, gonfiate dalla paura. Questa guida mette i numeri sul tavolo: le voci di costo reali di una causa, le esenzioni che le azzerano per chi ha redditi bassi, e il rischio vero (non quello immaginato) di pagare le spese dell’avversario.
Le quattro voci di costo di qualsiasi causa
| Voce | Cos’è | Ordine di grandezza |
|---|---|---|
| 1. Contributo unificato | La “tassa di ingresso” del processo, a scaglioni di valore | Da 43 € (cause fino a 1.100 €) a salire: 98 €, 237 €, 518 €… per le cause civili ordinarie |
| 2. Compenso dell’avvocato | Determinato dal preventivo scritto obbligatorio, sulla base dei parametri D.M. 55/2014 | Molto variabile per valore e fasi: da poche centinaia di euro per un’opposizione semplice a diverse migliaia per un giudizio completo |
| 3. Spese vive | Notifiche, copie, marche, eventuali trasferte | Decine/centinaia di euro |
| 4. CTU (se serve) | Il consulente tecnico nominato dal giudice (medico, ingegnere, contabile) | Da alcune centinaia a oltre mille euro, anticipate secondo le disposizioni del giudice |
Le esenzioni che cambiano tutto (e che riguardano proprio i lettori di questo sito)
- Cause di lavoro e previdenziali: esenti dal contributo unificato per chi ha un reddito familiare imponibile sotto la soglia di legge (pari al triplo della soglia del gratuito patrocinio). La grande maggioranza di chi fa causa per invalidità, NASpI o stipendi non paga il contributo;
- giudizi previdenziali dei non abbienti: l’art. 152 disp. att. c.p.c. limita la condanna alle spese per chi è sotto soglia (con autodichiarazione in ricorso: il tuo avvocato deve inserirla — chiediglielo);
- gratuito patrocinio: sotto la soglia di reddito, compenso del legale, CTU e contributi a carico dello Stato — la voce 1, 2 e 4 della tabella scompaiono;
- vie a costo zero già mappate nel percorso: ricorsi amministrativi, conciliazioni di settore, ricorso al prefetto.
Il rischio soccombenza: il numero vero
La regola (art. 91 c.p.c.): chi perde rimborsa le spese del vincitore, liquidate dal giudice secondo i parametri ministeriali — non secondo la fattura dell’avvocato avversario. Per una causa di modesto valore parliamo tipicamente di centinaia o poche migliaia di euro, non delle cifre mitologiche del passaparola. E i correttivi sono numerosi: la compensazione delle spese quando la questione era oggettivamente dubbia, le tutele previdenziali dell’art. 152, la possibilità di transigere in corso di causa. Il rischio va quantificato nel preventivo, scritto, prima di iniziare: è il dato che trasforma la paura in calcolo — ed è il cuore del metodo delle 4 domande.
Attenzione al rovescio: la lite temeraria
Onestà fino in fondo: chi fa causa sapendo di avere torto, per molestare o tirare in lungo, rischia anche la condanna ex art. 96 c.p.c. (responsabilità aggravata). Non riguarda chi agisce con ragioni serie e perde: riguarda l’abuso. È il motivo per cui il professionista che ti dice “lascia perdere” ti sta facendo risparmiare due volte.
Tre esempi di conto completo
- ATP per accompagnamento negato, reddito sotto soglia: contributo esente, avvocato e CTU a carico dello Stato col gratuito patrocinio, art. 152 sulla soccombenza → costo vivo: zero. Posta in gioco: oltre 6.500 €/anno;
- opposizione a multa da 250 € al giudice di pace, da soli: contributo 43 €, niente avvocato → rischio totale ~43 € + la multa se perdi. Conviene solo con vizi solidi (la guida sulle multe);
- causa di lavoro per 8.000 € di differenze retributive, reddito medio: contributo (se sopra soglia di esenzione), compenso da preventivo, rischio soccombenza parametrato → la conciliazione in sede sindacale prima della causa resta quasi sempre il primo tentativo razionale.
Riferimenti normativi
- D.P.R. 115/2002 (contributo unificato: art. 13; esenzione cause lavoro/previdenza: art. 9 c. 1-bis; gratuito patrocinio: artt. 74 ss.)
- D.M. 55/2014 e aggiornamenti (parametri forensi)
- Artt. 91, 92 e 96 c.p.c. (spese, compensazione, responsabilità aggravata); art. 152 disp. att. c.p.c.
Domande frequenti
L’avvocato può chiedermi soldi oltre il preventivo?
Solo per attività nuove e non prevedibili, da concordare: il preventivo scritto obbligatorio (L. 247/2012) esiste esattamente per questo. Scostamenti non spiegati si contestano — anche davanti all’organismo dell’Ordine.
Se vinco, recupero quello che ho speso?
Di regola sì: il soccombente è condannato a rifondere le spese liquidate. Il recupero effettivo dipende dalla solvibilità della controparte — un fattore da pesare quando l’avversario è nullatenente.
Quanto costa “solo chiedere” a un avvocato?
Il primo inquadramento ha spesso costo dichiarato in anticipo o è gratuito (chiedilo al telefono); gli sportelli dell’Ordine e il patronato offrono orientamento gratuito. Informarsi non costa quasi mai: è il rinvio che costa.
Le spese di CTU nei giudizi di invalidità le pago io se perdo?
È il punto tecnico da chiarire col legale prima del deposito: per i non abbienti operano le tutele dell’art. 152 e del patrocinio statale; fuori da quelle, il giudice può porle a carico del soccombente.
Questa guida informa, non sostituisce la consulenza di un professionista sul caso specifico.
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