Il licenziamento ha una caratteristica processuale che lo rende diverso da quasi tutto il resto del diritto del lavoro: i termini più brevi e spietati. Sessanta giorni per impugnare, centottanta per depositare il ricorso. Chi li lascia scorrere — per shock, per trattativa che si trascina, per il classico “ci sto pensando” — perde ogni tutela, anche davanti al licenziamento più illegittimo del mondo. Per questo la prima metà di questa guida è sui tempi, e solo la seconda sul merito.
Il doppio termine: 60 + 180
| Passo | Termine | Come si fa |
|---|---|---|
| 1. Impugnazione stragiudiziale | 60 giorni dalla ricezione del licenziamento | Basta una lettera/PEC (“impugno il licenziamento intimatomi il…”) — la scrive l’avvocato o il sindacato, ma è valida anche se firmata solo da te |
| 2. Deposito del ricorso giudiziario (o richiesta di conciliazione/arbitrato) | 180 giorni dall’impugnazione | Tramite avvocato, al tribunale del lavoro |
Mancato il primo termine, il licenziamento diventa inoppugnabile; mancato il secondo, l’impugnazione perde efficacia. Sono i 60 giorni più importanti della tabella dei termini di decadenza: la lettera di impugnazione costa nulla e tiene aperta ogni porta — si manda sempre, anche mentre si tratta.
Intanto: NASpI subito
Impugnare il licenziamento non blocca la NASpI: la domanda va fatta entro 68 giorni dalla cessazione, e l’eventuale vittoria in giudizio regolerà poi i conguagli. Due pratiche parallele, due binari — come sempre in questo percorso. Se la NASpI viene negata, sai già dove guardare.
Quando un licenziamento è attaccabile
- Vizi di forma e procedura: licenziamento orale (inefficace per definizione: la forma scritta è obbligatoria), mancata contestazione disciplinare preventiva, violazione dei termini del CCNL, motivazione assente;
- giustificato motivo oggettivo “vuoto”: la crisi aziendale dichiarata ma smentita dai fatti (nuove assunzioni nello stesso ruolo, mansioni redistribuite), violazione dell’obbligo di repêchage (ricollocarti su posizioni disponibili);
- giusta causa sproporzionata: il fatto contestato esiste ma non giustifica la sanzione massima — il terreno più frequentato del contenzioso;
- licenziamenti nulli: discriminatori, ritorsivi (la vertenza di cui alla guida precedente), in maternità/paternità protetta, durante il matrimonio, oltre il comporto calcolato male.
Cosa puoi ottenere: il ventaglio delle tutele
Il sistema è stratificato (articolo 18 per i rapporti più vecchi nelle imprese maggiori, D.Lgs. 23/2015 per gli assunti dal 7 marzo 2015, con gli interventi della Corte Costituzionale che hanno ridisegnato gli importi): semplificando il ventaglio va dalla reintegra con risarcimento (nullità e casi qualificati) all’indennità economica commisurata ad anzianità e dimensioni aziendali, fino alle tutele ridotte delle piccole imprese. La quantificazione concreta è il primo lavoro dell’avvocato — ed è anche la base per valutare le offerte transattive: la conciliazione agevolata (art. 6 D.Lgs. 23/2015), con importi esenti da tasse e contributi, è spesso la chiusura più razionale per entrambe le parti.
Il percorso operativo
- Giorno 1: conserva la lettera e la busta/PEC (la data di ricezione è tutto), non firmare nulla “per accettazione”;
- prima settimana: consulto con giuslavorista o ufficio vertenze sindacale, con contratto, CCNL, buste paga e lettera; sotto soglia di reddito, gratuito patrocinio;
- entro 60 giorni: impugnazione scritta — sempre, anche se la trattativa sembra promettente;
- domanda NASpI entro 68 giorni;
- entro 180 giorni: decisione finale — transazione in sede protetta o deposito del ricorso.
Riferimenti normativi
- L. 604/1966 (licenziamenti individuali; art. 6: termini 60+180); L. 300/1970, art. 18; D.Lgs. 23/2015 (tutele crescenti) e sentenze C. Cost. 194/2018 e successive
- Art. 2 L. 604/1966 (forma scritta); art. 7 L. 300/1970 (procedura disciplinare)
- Art. 6 D.Lgs. 23/2015 (offerta di conciliazione agevolata)
- D.Lgs. 22/2015 (NASpI: termini di domanda)
Domande frequenti
Mi hanno licenziato a voce / mi hanno detto “da domani non venire”: che faccio?
Il licenziamento orale è inefficace: formalizza subito (PEC) la tua messa a disposizione a riprendere servizio. È il datore a dover provare un licenziamento scritto — la posizione del lavoratore qui è la più forte di tutto il sistema.
Mi offrono un accordo se firmo una rinuncia: i 60 giorni si fermano?
No, la trattativa non sospende nulla: impugna nei termini e tratta in parallelo. La rinuncia, se arriva, si firma in sede protetta (sindacale o ITL) con i conteggi verificati.
Le dimissioni “forzate” sono un licenziamento?
Le dimissioni indotte da pressioni o rese in stato di costrizione sono impugnabili, e le dimissioni telematiche si possono revocare entro 7 giorni. Le dimissioni per giusta causa (stipendi non pagati, demansionamento) danno comunque NASpI: il falso mito è smontato nella nostra guida dedicata.
Quanto costa la causa di licenziamento se la perdo?
È la valutazione preventiva da pretendere scritta dal legale (rischio soccombenza incluso): trattiamo i numeri reali nella guida sui costi di una causa. Con gratuito patrocinio e rito del lavoro, l’accesso resta possibile anche a chi è appena rimasto senza stipendio.
Questa guida informa, non sostituisce la consulenza di un professionista sul caso specifico.
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