C’è una situazione che mette in difficoltà sia il cittadino straniero che l’operatore del CAF: la persona ha redditi bassi o nulli, lavora in modo discontinuo o ha lavorato in nero, non ha documentazione chiara né in Italia né nel paese d’origine. Come si costruisce un ISEE in questi casi? E quali sussidi restano accessibili? Questa guida affronta il caso difficile.
L’ISEE si può fare anche con redditi bassi o nulli
Prima cosa da chiarire: avere redditi bassi o nulli non impedisce di fare l’ISEE — anzi, un ISEE basso è proprio ciò che dà accesso ai sussidi. Il problema non è il valore basso, ma la difficoltà di documentare la situazione quando non ci sono buste paga, dichiarazioni dei redditi o documentazione patrimoniale chiara.
L’ISEE si basa sui dati fiscali e patrimoniali. Per chi non ha redditi dichiarati, l’ISEE risulterà molto basso o pari a zero — il che apre l’accesso al massimo dei sussidi. Ma l’ente erogatore può chiedere di spiegare con cosa la persona si mantiene, se l’ISEE è zero.
Il problema dell’ISEE a zero: la domanda “di cosa vivi?”
Quando l’ISEE risulta pari a zero o vicino allo zero, gli enti che erogano i sussidi (Comuni, INPS) possono chiedere chiarimenti su come la famiglia provvede al proprio sostentamento. È una verifica legittima: se una famiglia dichiara zero redditi ma paga un affitto, le bollette e fa la spesa, da qualche parte le risorse arrivano.
In questi casi può servire dichiarare le fonti di sostentamento: aiuti da parenti, lavoro occasionale, sostegni di associazioni o enti caritatevoli. Non è una trappola — è un modo per dare un quadro veritiero. Chi vive grazie all’aiuto di una parrocchia, di una mensa, di parenti, può dichiararlo.
Il lavoro in nero: un nodo delicato
Molti stranieri in difficoltà hanno lavorato o lavorano in nero — senza contratto, senza buste paga. Questo crea un paradosso: il reddito esiste ma non è documentabile, e dichiararlo significherebbe ammettere un lavoro irregolare. La situazione va gestita con l’aiuto di un patronato o di un’associazione, perché tocca aspetti delicati.
Va detto con chiarezza: il lavoro in nero danneggia soprattutto il lavoratore — niente contributi per la pensione, niente NASpI, niente tutele in caso di infortunio, niente prova del reddito per il rinnovo del permesso. Regolarizzare la propria posizione lavorativa, dove possibile, è quasi sempre nell’interesse del lavoratore stesso, anche se sul momento sembra più conveniente il nero.
I sussidi accessibili con ISEE basso
Con un ISEE basso, e a condizione di avere i requisiti di residenza e di permesso di soggiorno, restano accessibili: l’Assegno Unico per i figli, l’ADI se si hanno i requisiti (inclusi i 5 anni di residenza, salvo le eccezioni per rifugiati), i contributi comunali per le famiglie in difficoltà, le esenzioni sanitarie e per i servizi scolastici, i bonus sociali per le bollette. Ognuno di questi ha requisiti propri da verificare — ma l’ISEE basso è un punto di partenza favorevole, non un ostacolo.
Dove trovare aiuto
Per le situazioni più difficili — redditi non documentabili, lavoro irregolare, mancanza di documenti — gli interlocutori migliori sono i CAF con esperienza nell’immigrazione, i patronati, gli sportelli sociali dei Comuni e le associazioni del terzo settore che si occupano di stranieri. Queste realtà conoscono i casi difficili e sanno come costruire una pratica corretta anche in situazioni complicate, senza far dichiarare il falso e senza far rinunciare a diritti che esistono.
Leggi anche: ISEE per stranieri: casa e beni nel paese d’origine — ISEE per rifugiati e protezione — ADI per cittadini stranieri.
Fonti: DPCM 159/2013 (ISEE); D.L. 48/2023 (ADI); normativa sui controlli ISEE e sostentamento. Articolo informativo. Aggiornato giugno 2026.
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