La NASpI è il sussidio di disoccupazione, e spetta ai lavoratori stranieri esattamente come agli italiani — hanno versato gli stessi contributi, hanno gli stessi diritti. Ma per chi è straniero ci sono domande in più: la NASpI incide sul permesso di soggiorno? Posso percepirla se torno nel mio paese? Cosa succede ai contributi versati se decido di non tornare più in Italia?
La NASpI spetta a tutti i lavoratori, italiani e stranieri
Non esiste nessuna differenza nei requisiti della NASpI tra lavoratori italiani e stranieri regolarmente soggiornanti. Servono per tutti: lo stato di disoccupazione involontaria, almeno 13 settimane di contribuzione negli ultimi 4 anni, almeno 30 giorni di lavoro effettivo negli ultimi 12 mesi. Il lavoratore straniero che ha lavorato regolarmente e perde il lavoro ha pieno diritto alla NASpI.
La NASpI e il permesso di soggiorno: un rapporto positivo
Percepire la NASpI non danneggia il permesso di soggiorno — anzi, lo sostiene. La NASpI dimostra che la persona ha lavorato regolarmente e sta vivendo una disoccupazione temporanea e involontaria. Durante la NASpI, il lavoratore straniero può ottenere o mantenere il permesso per attesa occupazione, che dura almeno quanto la NASpI stessa.
Il periodo coperto da NASpI è considerato ai fini del calcolo del reddito utile per il rinnovo del permesso. È un elemento a favore, non contro.
Si può percepire la NASpI tornando nel paese d’origine?
Qui la risposta dipende dalla destinazione. Per chi si sposta in un paese dell’Unione Europea per cercare lavoro, i regolamenti europei consentono di “esportare” la NASpI per un periodo limitato (di norma 3 mesi, prorogabili) — continuando a percepirla mentre si cerca lavoro nell’altro paese UE. Serve attivare una procedura specifica con l’INPS prima di partire.
Per chi torna in un paese extra-UE, la NASpI generalmente non si può esportare — è legata alla permanenza in Italia (o nell’area UE) e alla disponibilità al lavoro nel mercato italiano/europeo. Tornare definitivamente nel paese d’origine comporta la perdita della NASpI residua.
I contributi versati restano: non si perdono tornando a casa
Una preoccupazione diffusa: “ho versato anni di contributi in Italia, se torno nel mio paese li perdo?”. No. I contributi versati all’INPS non si perdono. Restano accreditati sulla posizione contributiva del lavoratore e possono dare diritto a una pensione italiana futura — anche se la persona vive all’estero.
Inoltre, se il paese d’origine ha una convenzione bilaterale di sicurezza sociale con l’Italia, i contributi versati in Italia possono essere “totalizzati” con quelli versati nel paese d’origine per raggiungere i requisiti pensionistici. Guida: Contributi versati in Italia e rientro nel paese d’origine.
Come fare domanda di NASpI
La domanda si presenta all’INPS entro 68 giorni dalla fine del rapporto di lavoro — online con SPID, o tramite patronato. Prima va fatta la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro (DID) al Centro per l’Impiego. Il patronato (CGIL, CISL, UIL, ACLI) assiste gratuitamente i lavoratori stranieri in tutta la procedura, anche con il supporto linguistico dove necessario.
Leggi anche: Lavoratore straniero in somministrazione e permesso — Il permesso per attesa occupazione — Contributi versati e rientro nel paese d’origine.
Fonti: D.Lgs. 22/2015 (NASpI); Reg. CE 883/2004 (esportabilità prestazioni disoccupazione in UE); D.Lgs. 286/1998 (permesso attesa occupazione). Articolo informativo. Aggiornato giugno 2026.
Lascia un commento