Sono nati in Italia, o ci sono arrivati da bambini. Parlano italiano meglio della lingua dei genitori, hanno fatto le scuole qui, gli amici sono italiani. Ma sulla carta sono stranieri fino ai 18 anni. I ragazzi di seconda generazione vivono questa contraddizione ogni giorno — e quando si tratta di università, borse di studio e cittadinanza, è importante che conoscano i propri diritti.
Il diritto allo studio non dipende dalla cittadinanza
Cominciamo dalla certezza più importante: il diritto allo studio in Italia è garantito a tutti i minori presenti sul territorio, indipendentemente dalla cittadinanza e dalla regolarità del soggiorno. Scuola dell’obbligo, scuola superiore, e poi università: i figli di immigrati hanno pieno accesso al sistema educativo italiano.
Per l’università, il figlio di immigrati regolarmente soggiornante accede alle stesse condizioni degli studenti italiani: iscrizione, tasse calcolate sull’ISEE, borse di studio, alloggi. Non c’è differenza di trattamento.
Le borse di studio per i ragazzi di seconda generazione
I figli di immigrati che vivono in Italia e fanno parte di un nucleo familiare con ISEE basso hanno diritto alle borse di studio regionali come qualsiasi studente italiano. Spesso questi ragazzi provengono da famiglie con redditi modesti — il che li rende destinatari naturali del diritto allo studio. La borsa di studio è uno strumento fondamentale per permettere a questi ragazzi di accedere all’università nonostante le difficoltà economiche della famiglia.
L’ISEE per questi ragazzi si calcola sul nucleo familiare in Italia, con le regole viste per gli studenti stranieri riguardo all’eventuale patrimonio nel paese d’origine dei genitori.
La cittadinanza italiana a 18 anni
Questo è il momento chiave per molti ragazzi di seconda generazione. Chi è nato in Italia da genitori stranieri e vi ha risieduto legalmente e ininterrottamente fino ai 18 anni può richiedere la cittadinanza italiana entro un anno dal compimento della maggiore età (tra i 18 e i 19 anni). È una finestra temporale precisa da non perdere.
La domanda si presenta al Comune di residenza. È fondamentale che il ragazzo (e la famiglia) sappiano di questo diritto e dei tempi, perché lasciar passare la finestra dei 18-19 anni complica notevolmente il percorso successivo verso la cittadinanza, che torna a richiedere i tempi e i requisiti ordinari (10 anni di residenza da adulto).
Cosa cambia con la cittadinanza
Ottenere la cittadinanza italiana a 18 anni cambia molto: non serve più il permesso di soggiorno, si può lavorare senza limiti, si può accedere ai concorsi pubblici, ci si può muovere liberamente nell’Unione Europea, si può votare. Per un ragazzo cresciuto in Italia, è il riconoscimento formale di un’appartenenza che già esiste di fatto.
Per chi non è nato in Italia ma ci è arrivato da bambino, i percorsi verso la cittadinanza sono più complessi e dipendono dagli anni di residenza. Vale comunque la pena informarsi presso il Comune o un’associazione specializzata sui requisiti specifici della propria situazione.
Mentre si aspetta la cittadinanza: i diritti restano
Anche prima di ottenere la cittadinanza, il ragazzo di seconda generazione regolarmente soggiornante ha pieno accesso a università, borse di studio e diritto allo studio. La cittadinanza migliora molte cose, ma la sua assenza non priva del diritto a studiare e a ricevere il sostegno economico per farlo. Nessun ragazzo dovrebbe rinunciare all’università perché “non ha ancora la cittadinanza”.
Leggi anche: Studente straniero all’università — Borsa di studio e ISEE per studenti stranieri — Studente straniero fuori sede.
Fonti: L. 91/1992 art. 4 (cittadinanza per nati in Italia a 18 anni); D.Lgs. 286/1998 (diritto allo studio minori stranieri); D.Lgs. 68/2012 (diritto allo studio universitario). Articolo informativo. Aggiornato giugno 2026.
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