“Ho lavorato dieci anni in Italia, ho versato contributi ogni mese. Ora voglio tornare a casa. Quei soldi che ho versato — li perdo? Posso riaverli indietro? Mi daranno una pensione?”. Sono domande che ogni lavoratore straniero si pone prima o poi. Le risposte cambiano molto a seconda del paese d’origine e degli accordi che ha con l’Italia.
I contributi versati non si perdono mai
Partiamo dalla certezza: i contributi versati all’INPS restano accreditati sulla posizione contributiva del lavoratore per sempre. Non scadono, non si azzerano se si torna nel paese d’origine, non vengono cancellati. Restano lì, e possono dare diritto a una pensione italiana quando si raggiungono i requisiti — anche vivendo all’estero.
La pensione italiana si può percepire anche all’estero
La pensione di vecchiaia maturata con i contributi versati in Italia è una prestazione previdenziale contributiva — e come tale viene pagata dall’INPS in qualsiasi paese del mondo. Il lavoratore straniero che torna in Marocco, in Senegal o in Ucraina, quando raggiunge l’età pensionabile e i requisiti contributivi, riceve la pensione italiana accreditata nel suo paese.
Il problema è raggiungere i requisiti: in Italia servono almeno 20 anni di contributi per la pensione di vecchiaia ordinaria. Molti lavoratori stranieri non li raggiungono solo con il lavoro in Italia. Qui entra in gioco la totalizzazione.
La totalizzazione con il paese d’origine
Se il paese d’origine ha una convenzione bilaterale di sicurezza sociale con l’Italia, i contributi versati in Italia e quelli versati nel paese d’origine si possono sommare (totalizzare) per raggiungere i requisiti pensionistici. Un lavoratore con 12 anni di contributi in Italia e 10 nel paese d’origine può raggiungere i 22 anni totali e avere diritto a una pensione da entrambi i paesi, ciascuno in proporzione.
L’Italia ha convenzioni con molti paesi: tra gli altri Argentina, Brasile, Capoverde, Marocco, Tunisia, Turchia, Uruguay, Stati Uniti, Canada, ex Jugoslavia (Serbia, Bosnia, Macedonia del Nord, Montenegro), San Marino. Per i paesi UE vale il Regolamento europeo, ancora più favorevole. Per i paesi senza convenzione, la totalizzazione non è possibile — i contributi italiani valgono solo per una pensione italiana autonoma.
Si possono farsi restituire i contributi?
In linea generale no — il sistema previdenziale italiano non prevede la restituzione dei contributi versati a chi lascia il paese. I contributi servono a costruire il diritto alla pensione, non sono un salvadanaio da ritirare. Questa è una differenza importante rispetto ad alcuni altri paesi che prevedono il rimborso dei contributi agli stranieri che se ne vanno.
L’unica via per “recuperare” il valore dei contributi è quindi la pensione — diretta (se si raggiungono i 20 anni in Italia) o tramite totalizzazione (se c’è convenzione con il paese d’origine).
Cosa fare prima di tornare nel paese d’origine
Prima di lasciare l’Italia definitivamente conviene: richiedere all’INPS l’estratto contributivo completo (documenta tutti i contributi versati), verificare con il patronato se esiste una convenzione bilaterale con il proprio paese e cosa prevede, capire quanti anni di contributi mancano per la pensione e se è possibile totalizzarli, conservare tutta la documentazione lavorativa italiana (buste paga, CU, contratti). Il patronato INCA (CGIL) ha sedi in molti paesi del mondo e assiste i lavoratori rientrati nelle pratiche pensionistiche con l’Italia.
Leggi anche: NASpI per lavoratori stranieri — La pensione per chi ha lavorato in Italia ma è straniero — Pensione italiana e trasferimento nel paese d’origine.
Fonti: convenzioni bilaterali di sicurezza sociale INPS; Reg. CE 883/2004 (UE); D.P.R. 1092/1973 (pensioni e totalizzazione). Articolo informativo. Aggiornato giugno 2026.
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