Quando un lavoratore ottiene dal giudice una decisione che condanna il datore al pagamento dell’indennita prevista dall’art. 32 della Legge 183/2010 — la cosiddetta “indennita risarcitoria onnicomprensiva” dovuta in caso di conversione del contratto a termine illegittimo — si pone una domanda pratica: questa somma e cumulabile con la NASpI eventualmente gia percepita? La giurisprudenza ha risposto in modo chiaro: si.
L’indennita dell’art. 32 L. 183/2010: di cosa si tratta
L’art. 32 della Legge 183/2010 (il “Collegato Lavoro”) prevede che, quando un giudice converte un contratto a termine illegittimo in rapporto a tempo indeterminato, al lavoratore spetta un’indennita risarcitoria forfettaria — compresa tra 2,5 e 12 mensilita dell’ultima retribuzione globale di fatto, secondo la valutazione del giudice.
E un’indennita pensata per compensare il periodo intercorso tra la cessazione illegittima del contratto e l’effettiva riassunzione, evitando di dover quantificare analiticamente le retribuzioni perse. E forfettaria e onnicomprensiva — copre tutto in un’unica somma.
Il principio della cumulabilita
La questione che si poneva era questa: se il lavoratore ha gia percepito la NASpI durante il periodo “scoperto”, l’indennita dell’art. 32 deve essere ridotta? Oppure si possono cumulare?
Le Sezioni Unite della Cassazione, in linea con il principio della sentenza 23876/2025 sulla NASpI non restituibile, hanno affermato la cumulabilita. La NASpI e una prestazione previdenziale legata allo stato oggettivo di disoccupazione effettivamente vissuto dal lavoratore; l’indennita art. 32 e una somma risarcitoria forfettaria che il datore deve per aver utilizzato un contratto illegittimo. Hanno natura giuridica diversa e si cumulano.
Le ragioni del cumulo
La logica e coerente con tutta la giurisprudenza in materia. La NASpI viene erogata dall’INPS sulla base di contributi versati dal datore e dal lavoratore — e una prestazione di natura previdenziale. L’indennita art. 32 e dovuta dal datore come risarcimento per l’illegittimita del contratto — ha natura risarcitoria/sanzionatoria.
Se l’indennita dovesse essere ridotta dell’importo NASpI gia percepito, si darebbe al datore un vantaggio economico ingiustificato — quasi che fosse “rimborsato” dal fatto che il lavoratore ha potuto accedere a una prestazione previdenziale. Una conclusione contraria allo spirito della norma sanzionatoria.
Cosa significa concretamente per il lavoratore
Per il lavoratore che ha vinto una causa di conversione del contratto a termine, la combinazione di tutele e significativa:
Trattiene la NASpI percepita nel periodo “scoperto” (non deve restituirla — sentenza 23876/2025 SS.UU.). Incassa l’indennita art. 32 fissata dal giudice (tra 2,5 e 12 mensilita). Ottiene la conversione del contratto e tutte le tutele del rapporto a tempo indeterminato per il futuro.
E una protezione complessiva significativa — che premia chi ha avuto il coraggio e la pazienza di portare avanti la causa.
Quando vale la pena fare causa
Capire se il proprio contratto a termine era illegittimo richiede una valutazione tecnica. Le situazioni piu comuni in cui scatta l’illegittimita: superamento dei limiti cumulativi di durata (24 mesi nella somministrazione), assenza delle causali obbligatorie per i contratti oltre certi limiti, abuso delle proroghe, mancato rispetto della forma scritta. Un patronato o un avvocato del lavoro possono fare la valutazione gratuita preliminare.
Leggi anche: SS.UU. 23876/2025: la NASpI non va restituita — Cassazione 29577/2025: conversione dopo 24 mesi — Dal contratto interinale al tempo indeterminato.
Fonti: art. 32 L. 183/2010; Corte di Cassazione, Sezioni Unite, sentenza n. 23876/2025; D.Lgs. 22/2015 (NASpI); D.Lgs. 81/2015 (contratti a termine e somministrazione). Articolo informativo. Aggiornato giugno 2026.
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