Hai ricevuto il verbale INPS con la percentuale di invalidità — e non ci sei d’accordo. O forse è stata riconosciuta una percentuale inferiore a quella che ti spetta, o il riconoscimento è stato del tutto negato. Puoi contestarlo. Ma i termini sono stringenti e la procedura ha passaggi precisi che non conviene improvvisare.
Il termine fondamentale: 180 giorni dalla notifica
Per contestare il verbale di invalidità civile INPS hai 180 giorni dalla data di notifica del verbale per presentare ricorso in sede giudiziaria. Questo termine è perentorio — se scade, il verbale diventa definitivo e non può più essere contestato (salvo presentare una nuova domanda di invalidità con documentazione diversa).
Prima di arrivare al giudice, però, esiste un passaggio obbligatorio: l’accertamento tecnico preventivo (ATP) davanti al giudice del lavoro, che precede il ricorso nel merito. L’ATP non è un ricorso — è una verifica medica affidata a un consulente tecnico d’ufficio (CTU) nominato dal giudice. È il passaggio decisivo nella quasi totalità dei casi.
Il ricorso amministrativo all’INPS: il primo passo (facoltativo ma utile)
Prima del ricorso giudiziario, puoi presentare un ricorso amministrativo all’INPS entro 90 giorni dalla notifica del verbale. L’INPS convoca una nuova commissione medica che rivaluta il caso. Se accoglie il ricorso, il riconoscimento viene aggiornato senza necessità di andare in giudizio.
Se l’INPS rigetta il ricorso amministrativo (o non risponde entro 90 giorni — silenzio-rigetto), hai ancora tempo per il ricorso giudiziario, purché i 180 giorni dalla notifica del verbale originale non siano scaduti. Il ricorso amministrativo sospende i termini per il ricorso giudiziario durante la sua pendenza.
Cosa allegare al ricorso per massimizzare le possibilità di successo
La qualità della documentazione sanitaria allegata è il fattore più importante per l’esito del ricorso. Serve raccogliere:
Documentazione medica aggiornata: cartelle cliniche, referti specialistici, lettere di dimissione ospedaliere, esami strumentali (TAC, RMN, EMG, ecc.) degli ultimi 12-24 mesi. Relazione del medico curante: una relazione scritta del medico di base che descrive la condizione attuale e le limitazioni funzionali nella vita quotidiana. Relazione di specialisti: per patologie specifiche, la relazione del medico specialista (neurologo, ortopedico, cardiologo) che descrive diagnosi, terapia e prognosi. Documentazione delle limitazioni funzionali: non solo la diagnosi, ma la descrizione concreta di cosa non riesci a fare — camminare, alzarti dal letto, guidare, lavorare. Il CTU valuta le limitazioni funzionali, non solo la diagnosi.
La procedura: chi fa cosa
Il patronato gestisce gratuitamente il ricorso amministrativo all’INPS. Per il ricorso giudiziario serve un avvocato (o il gratuito patrocinio se se ne hanno i requisiti). Il ricorso si deposita al Tribunale in funzione di giudice del lavoro del distretto di residenza. Il giudice nomina un CTU medico specializzato che visita il ricorrente e redige una relazione. Se la relazione del CTU è favorevole, l’INPS quasi sempre accetta il riconoscimento senza arrivare all’udienza di merito.
Leggi anche: Accertamento tecnico preventivo (ATP) in materia di invalidità — Gratuito patrocinio per ricorsi su invalidità — Hub difendersi dall’INPS sulla disabilità.
Fonti: art. 42 D.Lgs. 150/2011 (ricorso invalidità civile e ATP); L. 118/1971 (invalidità civile); L. 18/1980 (accompagnamento); circolare INPS su ricorsi invalidità. Articolo informativo. Aggiornato giugno 2026.
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