La tutela della maternita per le colf e badanti e sempre stata un terreno delicato — sia perche il rapporto di lavoro domestico ha regole proprie, sia perche le lavoratrici del settore spesso non conoscono i propri diritti. Negli ultimi anni la giurisprudenza ha esteso protezioni che prima sembravano riservate ad altri lavoratori dipendenti, inclusa la possibilita di accedere alla NASpI dopo le dimissioni per maternita. Vediamo cosa spetta concretamente nel 2026.
Il principio: dimissioni “per giusta causa” durante la maternita
Di norma le dimissioni volontarie non danno diritto alla NASpI. C’e pero un’importante eccezione: le dimissioni rassegnate dalla lavoratrice madre nel periodo di tutela della maternita — dall’inizio della gravidanza al compimento del primo anno di vita del bambino — sono considerate dimissioni “per giusta causa”. Cosi qualificate, danno diritto alla NASpI.
La logica della norma e proteggere la lavoratrice che, dopo la nascita del figlio, si trova nell’impossibilita pratica di proseguire il rapporto — per ragioni di cura, distanza, mancanza di nido, conflitto tra esigenze familiari e lavorative. Non e una resa volontaria, e una scelta forzata dalle circostanze.
L’applicazione al lavoro domestico
Per anni questa tutela era stata applicata in modo incerto alle colf e alle badanti — alcune sedi INPS rigettavano le domande sostenendo specificita del lavoro domestico. La giurisprudenza piu recente ha pero confermato che la tutela vale anche per le lavoratrici del settore: la NASpI spetta se vengono rispettati i requisiti contributivi e se le dimissioni rientrano nel periodo protetto.
I requisiti per la NASpI delle colf e badanti includono almeno 13 settimane di contributi versati nei 4 anni precedenti e almeno 30 giorni di lavoro effettivo nell’anno precedente la cessazione. Numeri spesso facilmente raggiunti da chi lavora nel settore.
Come funziona la procedura
La procedura per ottenere la NASpI come colf o badante dimessa per maternita prevede alcuni passaggi.
Prima cosa: convalidare le dimissioni presso l’Ispettorato Territoriale del Lavoro o uno dei soggetti abilitati. Per la lavoratrice madre in periodo protetto questo passaggio e obbligatorio — protegge sia la lavoratrice che il datore da contestazioni successive.
Seconda cosa: presentare la domanda NASpI all’INPS entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto. La domanda si fa online con SPID o tramite patronato — il servizio del patronato e gratuito ed e particolarmente consigliato in questo caso, perche conosce le specificita del lavoro domestico.
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Le altre tutele cumulabili
La NASpI per dimissioni in maternita non e l’unica protezione. Prima del periodo NASpI si percepisce normalmente l’indennita di maternita INPS all’80% per i 5 mesi di congedo obbligatorio — anche le lavoratrici domestiche ne hanno diritto se hanno i requisiti contributivi.
Dopo il rientro dal congedo obbligatorio, se si scelgono le dimissioni “per giusta causa” in periodo protetto, scatta la NASpI. E dopo la NASpI, in base alla situazione economica e familiare, potrebbero esserci altre misure come l’ADI o il potenziamento dell’Assegno Unico con ISEE corrente aggiornato.
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Fonti: D.Lgs. 22/2015 art. 3 (NASpI e giusta causa); D.Lgs. 151/2001 (T.U. maternita e paternita); Circ. INPS sulla NASpI lavoratrici domestiche. Articolo informativo, non sostituisce la consulenza di un patronato. Aggiornato giugno 2026.
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